Ho letto un bel libro o un libro avvincente?
Michelle Obama è una grande donna, o una donna grande?

Uno svogliato pomeriggio afoso di agosto, sto girovagando per il portale della Zanichelli. Mi piace il loro servizio “le parole del giorno” (da ricevere previa registrazione) che una mia collega usa con i suoi studenti di un corso avanzato. Di questo servizio apprezzo anche l’iniziativa del premio per il salvataggio delle parole:
«Tra le novità di questo Zingarelli 2010 spicca l'apertura a un cospicuo patrimonio di belle parole “da salvare”. Contrassegnate da un'icona di una semplicità elementare ma dal profondo valore simbolico, un fiore, ♣, – cosa c'è di più struggente e disarmante? –, sono quelle tante, preziose parole dell'italiano delle quali può sfuggire a molti il senso e di cui si deve tuttavia dire: “eppur ci sono”. Profumate in molti casi d'antico, non saranno proprie dell'uso corrente o correntissimo ma sono pronte a prestare la loro opera per chiunque voglia ancora disporne: parole carezzevoli e degne di rispetto, che valgono un nodo al fazzoletto perché non siano spedite in soffitta prima del tempo». (Tratto dall'Osservatorio della lingua italiana di Massimo Arcangeli).
Che sorpresa, mi sono imbattuta di nuovo con “in primis: parola tanto usata da mia nonna. Non so se pare carezzevole come espressione, ma di sicuro è più divertente di innanzitutto, in primo luogo… E dire che credevo fosse una parola “reinventata” dal latino e quasi dialettale. Deciso, io voto per “in primis”!
Mesi fa, sempre a proposito dell’uso proprio/improprio di alcune parole inviate dal servizio della Zanichelli, Giovanna Cosenza nel suo blog Dis.amb.ig.uando, commentava per “battigia” e “bagnasciuga” quale termine fosse più corretto.
Tornando al portale Zanichelli (il caldo mi fa divagare), la parola del giorno è inserita anche nel sito dedicato all’apprendimento dell’italiano per studenti stranieri: Benvenuti. Il blog Intercultura di Valerio Giacalone offre spunti linguistici utili per gli studenti, alcuni esercizi online e altri non proprio interattivi, che comunque abbiamo segnalato agli alunni. Nella sidebar vedo ben 14 post dedicati agli insegnanti, tra cui uno che commenta i vari guai della nostra professionale :0( . Meglio riaprirlo dopo le vacanze.
Nella sezione Dizionari si accede all’ Osservatorio della lingua italiana, blog curato da Massimo Arcangeli, su cui trovare degli stimoli alla riflessione linguistica o letteraria, come per esempio questo post:
Giovani postfuturisti: Filippo Tommaso Marinetti e la generazione digitale.
Dopo la lettura, ho ripensato ai temi della maturità di quest’anno scolastico.
Costatato il crudele disinteresse degli studenti italiani per la prima traccia (Italo Svevo), un accenno al centenario del Manifesto futurista avrebbe forse coinvolto maggiormente l’attenzione dei nativi digitali, proponendo un argomento più coerente con la linea delle altre tracce. Tuttavia, a prescindere da celebrazioni e centenari, il nuovo modulo espressivo inaugurato dall’opera di Svevo è fondamentale per la letteratura italiana. Come potrebbe interessare un lettore diciottenne del XXI secolo? Se accettiamo che anche i meccanismi del sogno e della memoria sono fatti di ibridazioni/ fusioni, di mondi senza frontiere che evocano la “liquidità” della nostra epoca, ecco che forse un appiglio ci sarebbe. Non si tratta di alterare un codice, ma di riformulare la lettura della Coscienza di Zeno puntandola dritto verso quei referenti che possano venire identificati anche da chi non ha più nessuno codice da infrangere. In modo da salvare i nostri smemoriati giovani dall’ignoranza.
A proposito del lessico di internet, segnalo l’ultimo numero di Incontro Italiano, l’audio-rivista dedicata a chi apprende italiano e che propone:
Internet in Italia. Il futuro è già qui?
Con tre interviste, articoli, approfondimenti e un dialogo a tema scopriamo come funziona internet in Italia, spiega Giovanni, il presentatore della rivista.
Gli articoli e il podcast sono stati preparati per gli apprendenti di livello intermedio che troveranno la trascrizione dell’audio, gli esercizi e il vocabolario per le parole difficili (“smanettoni”, ad esempio). Tutto molto utile per aggiornare le letture sull’argomento già disponibili sui libri che usiamo in classe, senza dover faticare troppo.
Le interviste dimostrano che digitali si diventa, infatti al giovane espertissimo, al solito nativo digitale, la rivista affianca due signori di mezza età che raccontano la propria esperienza di navigatori della rete.
Da ricordare: l'audio completo e la rivista stampabile sono disponibli solo per gli abbonati, mentre il sommario dell'audio è disponibile per tutti dalla homepage e come podcast.
Un ultimo commento: il futuro è già qui? Mica tanto, almeno secondo i risultati della posizione dell'Italia relativi allo sviluppo e all'impiego delle tecnologie ICT. Uffa.
Leggo sul blog CHIODO SCHIACCIA CHIODO la segnalazione di “Dolce Stil Web”, scritto da Pino Bruno, giornalista di Rai3. La prefazione è di Gianrico Carofiglio.
“Un viaggio attraverso il linguaggio creato dalla rivoluzione digitale” promette il sottotitolo.
Lo leggerò senz’altro, spero di capire finalmente il significato di tanti termini e neologismi, come rippare o criccare, ad esempio. Scusate l’ignoranza.
Mi sembra un’idea utilissima, userò questi termini per un’indagine in classe. Conteremo le parole che lo spagnolo ha tradotto dall’inglese, confrontando il risultato con il comportamento della lingua italiana nel contesto digitale. Poi sarà interessante testare quanti di noi, anche tra gli insegnanti, conoscono effettivamente il significato di termini quali lan, blobbare, sniffer, SSL…
“Tanto gentile e tanto onesta pare…”, queste erano le parole del Dolce Stil Novo, ma come facciamo ad usarle ai tempi di Lisbeth Salander, la fosca hacker di Stieg Larsson?
“Ogni epoca raccoglie ciò che semina” considera Pino Bruno. Niente di nuovo sotto il sole, direi, un nuovo modello di comunicazione, di riproduzione e diffusione dell’informazione, cerca sempre nel repertorio delle parole disponibili, modi diversi per esprimersi. Proprio come all’epoca dell’invenzione della stampa.

Un'applicazione divertente per il ripasso del lessico, prima degli esami finali di gennaio?
Wordle può offrire una modalità coinvolgente per tornare sul già visto, con un pizzico di attenzione individuale verso gli alunni, ma senza dover faticare troppo.
È un'applicazione che permette di creare delle tag clouds, o nuvolette, da qualsiasi testo. Il risultato rappresenta le parole più ripetute con un forte impatto visivo. Il funzionamento è facilissimo, non è necessario registrarsi, ma richiede l'attualizzazione di Java a una versione recente, 1.6 per esempio (si scarica gratis).
Le idee per usare le tag cloud in attività lessicali sono molte, rimando al blog Box of Tricks che incoraggia gli studenti a produrre le nuvolette autonomamente.
Per il momento, a causa dell'incombenza degli esami finali di gennaio, ho pensato di usare le nuvolette per il ripasso del lessico relativo all'argomento "ambiente ed ecologia", affrontato con un livello intermedio un po' di tempo fa e che era necessario ricordare per l'esame.
Mi sono chiesta: perché non sfruttare il materiale prodotto dagli alunni? Anziché fotocopiare altro materiale (uffa!), ho preferito coinvolgere personalmente gli studenti con un lavoro basato su un compito prodotto da loro stessi, in cui avevano espresso le proprie opinioni o esperienze personali.
E così un compito di scrittura svolto a casa è diventato un'attività di lettura svolta in classe. Premetto che di solito la maggior parte degli alunni mi manda gli scritti via mail per la correzione, pertanto li avevo ancora in alcuni file che mi sono serviti per creare le nuvolette.
E il furbo che non scrive mai? Non aveva altra scelta, ha dovuto leggere il tema di un compagno.




Il FESTIVAL DEI BLOG segue il primo appuntamento "Conversazioni dal basso" avvenuto nell'aprile scorso a Pesaro. In questa edizione del festival di Urbino è previsto il primo Blog Award, con cui verranno premiati i migliori blog nelle categorie di: Marketing, giornalismo, politica e istituzioni e intrattenimento. Ho cliccato la categoria "politica e istituzioni" alla ricerca di qualche blog di classe, di scuole, di alunni o di prof, ma non ne ho trovati.
Interessante, comunque, la modalità collaborativa di raccolta delle candidature. Infatti, i votanti devono segnalare le loro preferenze, in fatto di blog, mediante un wiki - cioè uno strumento di scrittura aperta, in cui chi partecipa può aggiungere contenuti o anche cancellare lo scritto precedente. (Mi piacciono molto i wiki e ho in mente di proporre un esercizio di questo tipo agli alunni del corso Avanzato. Ma ne riparlerò in un altro post).
Si tratta però di uno strumento che mi preoccupava proprio per questa modalità di cancellare e di intromettersi negli scritti degli altri. Invece, sembra che non ci si debba preoccupare più di tanto, come spiegano gli organizzatori del Festival dei blog:
Il meccanismo dell’auto-controllo distribuito ha funzionato alla grande ...
Come?