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venerdì 25 marzo 2016

Incroci diventa collaborativo


                                    



L’altra sera, sedute in un caffè del barrio di Sant Antoni ho proposto ad alcune colleghe di cominciare a scrivere di nuovo su Incroci. Detto fatto, hanno accettato entusiaste e così il blog diventa collaborativo.

Spero, anzi speriamo, di non annoiare!

L’obiettivo, come sempre,  è fornire informazioni utili riguardo ai corsi di aggiornamento, a cui partecipiamo diligentemente, per poi condividere i  nostri punti di vista sul nuovo gruppo aperto recentemente su facebook: Insegnanti di Italiano in Catalogna
Ricordo e prometto che, nella sidebar a destra, manterrò aggiornata la categoria “formazione”.

Da parte mia, inoltre,  continuerò a interessarmi di tecnologia e se sperimento qualcosa di utile per i nostri studenti, lo condividerò qui.

Ringrazio chi ci vorrà leggere e invito tutti a iscriversi al blog, ma in particolare per i prof che insegnano a Barcellona e in Catalogna ricordiamo l’iscrizione anche alla pagina facebook Insegnanti di Italiano in Catalogna.

sabato 11 dicembre 2010

L’AMORE AI TEMPI DI FACEBOOK

Come s’innamorano, litigano e si lasciano i Romei e le Giuliette ai tempi delle reti sociali?  Ce lo spiega uno studio americano di cui si fa eco Repubblica con questo articolo.  Imprescindibile per aggiornare quelle unità dei nostri libri di testo dedicate all’uso della tecnologia. Oppure  si potrebbe proporlo come lettura per San Valentino.

La Repubblica - Il tempo delle mele nell'era di Facebook

giovedì 4 febbraio 2010

APPRENDERE CON FACEBOOK, RICORDARE CON IL PORTFOLIO

A che condizioni Facebook non è solo chiacchiere, svago e perdita di tempo, ma è anche un ambiente formativo e creativo? Questione intrigante, proposta dal corso della Garamond che parte a marzo: Insegnare e apprendere con i social network.
Altri corsi hanno già un notevole numero di iscritti, quale Il Portfolio Europeo delle Lingue.

lunedì 21 dicembre 2009

UN FORUM SU COPENHAGEN CON IMPARIAMO L’ITALIANO

global-warming-santa

Sappiamo tutti benissimo che i ghiacci si stanno sciogliendo al Polo Nord, nonostante le nevicate degli ultimi giorni che sembrano smentire chi rompe le scatole con il riscaldamento globale. Forse in futuro visiteremo Venezia con l'attrezzatura da sub, pazienza, perché pensare ecologico pare sia soltanto un vezzo da freaks. Sognare l’impatto zero un’ossessione di quei catastrofisti di Greenpeace.

Congelate le speranze (ma chi ne ha mai avute) di un accordo sul clima durante la conferenza di Copenhagen, posso almeno condividere le mie preoccupazioni con gli alunni di italiano, grazie al forum aperto su Facebook da Susanne Mollegaard: Cosa pensi del COP15 sul clima?

Il forum è uno dei molti argomenti proposti da Impariamo l’Italiano, un’iniziativa di Jordi Tremosa che raccoglie ben 2658 iscritti da tutto il mondo.

Osservando le risposte degli studenti non nativi, si può notare come riescono ad esprimersi senza tener conto della propria conoscenza imperfetta della lingua. Proprio questa interazione tra pari mi ha incuriosito. Per quanto riguarda il contesto, potremmo considerare l'apprendimento come non guidato? Se invitiamo gli alunni dentro le reti sociali, ovvero fuori dall’aula e dall’apprendimento istituzionalizzato, come influenza l’acquisizione dell’italiano questo parlare soltantro tra non nativi? Si tratta di una nuova forma di apprendimento spontaneo della lingua?

I forum su Facebook di Impariamo l’Italiano affiancano la web omonima, piena di esercizi, anche in hotpotatoes, video, giochi, canzoni. Come ci spiega Jordi, il sito è nato nel 2006 e si avvale della collaborazione di altri docenti delle Scuole Ufficiali di Lingue della Catalogna.

Un'ultima richiesta per Susanne: quali piccoli passi fa ognuno di noi per ridurre i danni all'ambiente?




venerdì 2 ottobre 2009

BRINDARE CON I SOCIAL MEDIA






Sangiovese, Barbera, Brunello di Montalcino… perfino una negata come me conosce ormai le mitiche etichette, grazie anche a internet.
A proposito di idee per insegnare la cultura in classe, l'ultimo numero di Officina.it suggerisce metodologie didattiche per il suo insegnamento. Ne prendo atto anche per la cultura del vino che fa parte del patrimonio di molte comunità. Continuo dunque il mio viaggio, cominciato nel post precedente tra i vigneti 2.0, visitando questa volta le vigne di Facebook.
Dopo la parte introduttiva (della durata di una lezione), si può affrontare l’argomento da una prospettiva meno consueta, servendo i nostri vini con un pizzico di interculturalità, sperando di coinvolgere al meglio le diverse conoscenze ed esperienze degli alunni. E a questo punto mi sono venute in aiuto le reti sociali, durante un seminario sull’impatto dei social media in ambiti diversi (impresa, educazione, politica).
Degna d’attenzione la proposta seguente: perché non aprire le cantine ai social media? L'idea è di Catavino sito dedicato ai vini della penisola iberica. In spagnolo “catar” significa “degustare, sorseggiare” e sabato scorso, abbiamo degustato un vino portoghese grazie a Ryan e Gabriella, gli innovativi sostenitori della cultura iberica del vino che si avvalgono dei social media e del web 2.0. L’idea mi pare intrigante, potrebbe servire durante una lezione a promuovere la comunicazione da un punto di vista non scontato, confrontando come ho detto alcuni aspetti interculturali tra i paesi del mediterraneo coinvolti nelle feste dell’uva. L’idea di Catavino si riassume nel vendere il vino iberico e di far conoscere le sue culture affiancando al marketing tradizionale e al web-marketing anche Facebook, Twitter, il microblogging e insomma tutte le reti sociali, capaci di creare un contatto immediato tra produttori e consumatori. Ecco un’immagine che riassume la varietà disponibile di social network













Queste reti sarebbero in grado di rendere più immediato lo scambio tra gli iscritti, riscontrabile nei testi narrativi che le persone si scambiano tra di loro parlando di eventi ed azioni. L'aspetto fondamentale è l'esperienza altrui che può affiancare i testi di tipo descrittivo, utilissimi per cercare informazioni, ma meno interattivi.
Gli autori di Catavino spiegavano che i social media offrono un servizio gratuito incomparabile per
- raccontare storie e non solo la Storia del vino. Al di fuori dei musei del vino ci sono tante storie da raccontare, esperienze da condividere, per divertirsi a riviverle con gli altri, produttori e consumatori. Su Facebook ho trovato Brindo DiVino, seguito da 256 membri, uno dei pochi siti italiani che sembra affrontare con successo la nuova condivisione delle informazioni. Inoltre, sul sito web brindodivino.it sono disponibili alcuni filmati, da cui estrarre materiale, oltre a testi e fotografie.
Su Twitter invece non ho trovato quasi nulla in lingua italiana su vino e vendemmia. Di blog invece ce ne sono moltissimi, basta inserire “vino” su Google. Un sito bello e completo è LaVinium, rivista di vino e cultura online, fondata nel 2000 da sommelier, giornalisti e professionisti del settore. Non offre però un link a una rete sociale. Stando a quello che ho letto su Catavino e se vogliamo fare un confronto tra Spagna, Italia e Stati Uniti (per promuovere un dibattito in classe), pare che le cantine spagnole e italiane non utilizzino le reti sociali, a differenza di quelle californiane. L'obiettivo comunque non è verificare se i vini californiani traggano un effettivo vantaggio economico dalla loro presenza su facebook, questo a me in quanto prof non interessa, lo scopo dell’esercizio non è altro che quello di promuovere l'interazione orale tra gli alunni.
Per chi abbia l’intenzione di ripassare i tempi passati, imperdibile è la memoria della vendemmia, raccontata dal signor Adalcisio su Memoro-Banca della Memoria, il social network dei nonni. Nelle tag troviamo riassunte le parole utili.



Vino




- Il social media aiuta a dare il giusto risalto alla cultura sociale del paese che produce/ consuma il vino. Prima di un dibattito in classe, gli studenti possono cercare nei forum le analogie e le differenze, riconoscendo ciò che accomuna o distingue le diverse culture mediterranee del vino, mentre la partecipazione ai siti su internet e sulle reti sociali italiane rende il compito più stimolante.
Per un confronto in classe, ecco una selezione di comportamenti sociali tra i produttori e consumatori:
In Italia viene posta molta cura alle etichette sulle bottiglie, spesso disegnate “su misura” da noti artisti. L’arte e il messaggio estetico esercitano una seduzione particolare sul consumatore. Per essere visibili e vendere meglio, i produttori spingono sulla creatività, adattandola alla tipologia di ogni vino (da un articolo pubblicato da La Cucina Italiana, settembre 2004. Esiste anche il sito: cucinaitaliana.it).
E i cugini d’Oltralpe? In Francia sanno creare l’eccellenza producendo vini sublimi persino in aree di difficile coltivazione. La parola d’ordine francese è “Terroir” che esprime organizzazione, grande competenza, ottimo marketing, difesa ad oltranza dei propri prodotti amatissimi (dall’articolo “Introduzione ai vini francesi” di Antonio Cabibi). Inoltre, in campo enologico i francesi sono dei precursori: inventarono la bottiglia e le etichette (dal francese “estiquier”, cioè attaccare). Non sappiamo, però, se i produttori/ consumatori francesi usino Twitter.
Sul fronte del consumo, la Spagna ama bere i propri vini socializzando con gli invitati e gli amici nelle “terrazas”, cioè nei bar all’aperto. I portoghesi, viceversa, prediligono invitare e concludere le serate a casa propria.
Dei greci non so nulla, ma me lo racconterà un’alunna greca.
I protagonisti della cultura del vino appartengono a un settore estremamente tradizionalista, ognuno predilige il prodotto domestico e pare si capiscano poco tra di loro, tuttavia le differenze si stemperano in un aspetto comune, la dimensione conviviale. Se il convivio gode di un successo millenario nel mediterraneo (e non solo), perché non condividere compagnia, buon cibo e informazioni sul vino anche con il web 2.0?


La capacità di comunicare piacevolezza garantisce una migliore sintonia con gli altri, così pare che lo abbiano compreso gli 891.062 fans che affollano su Facebook la pagina di Vino. Peccato che brindino in inglese.

mercoledì 9 settembre 2009

SU YOUTUBE I NUOVI CORSI D’ITALIANO



Un video carino carino sui nuovi corsi per il prossimo autunno. Uno strumento semplice, immediato, facilmente riconoscibile dall’utenza, il tutto grazie ad una bravissima insegnante dell’Istituto Italiano di Cultura di Barcellona che lo ha preparato (a costo zero) con l’aiuto di GoAnimate.

Sembra che l’Istituto Italiano di Cultura di Barcellona cominci finalmente a soccombere all’onda digitale, ha deciso addirittura di aprire la propria pagina su Facebook. Rinnovarsi o morire, in tempi di crisi c’è poco da scherzare, l’offerta linguistica di questo IIC come pretende di sopravvivere senza la visibilità della rete? E allora, quali strategie e tattiche usare per vendere le lezioni di lingua italiana?

Ci provano con questa offerta rinnovata di moduli agili e pratici che comprendono laboratori di teatro, cinema, musica, nonché corsi per il lavoro in azienda, il settore alberghiero, il turismo ed altro ancora. La nuova offerta completerà quella già collaudata dei corsi tradizionali di lingua per tutti i livelli. Tutta l’informazione per i corsi si trova sulla web ufficiale dell’Istituto. Per quanto riguarda Facebook, il muro è stato inaugurato da poco, ma ha già 91 iscritti che stanno aumentando velocemente.

In un mondo così complesso, il social network, YouTube, i motori di ricerca renderanno l’IIC un po’ web 2.0? Riuscirà ad entrare in contatto diretto con i futuri studenti con più efficacia?

Come l’offerta intenda soddisfare le aspettative degli studenti è tutto da capire. Non nascondo una certa perplessità, perché il problema che spesso incontrano gli insegnanti è la difficoltà di conciliare le lezioni in aula con le nuove possibilità didattiche offerte dalla rete. La mancanza di coerenza diventa palese, perché questa nuova iniziativa sembra scontrarsi con le difficoltà di sempre che non fanno sistema, mi riferisco allo spazio che non c’è, all’assenza di computer, di un angolo multimediale pur piccolino. Mi duole dirlo, forse è un po’ antipatico ricordarlo, ma ci aggiungerei gli ottimi insegnanti, anche giovani, purtroppo non preparati specificamente ad affrontare la sperimentazione metodologica generata dalle tecnologie.

Non mi va molto di fare pubblicità a nessuna istituzione in particolare, ma in questo caso mi sembra doveroso parlarne perché conosco il lavoro disinteressato degli amministratori che curano la pagina su Facebook, le belle iniziative intraprese durante l’estate, sacrificando in parte le ferie. Ad esempio un quiz per ogni giorno della settimana: il lunedì grammatica, il martedì vocabolario, ecc. grazie ad uno sforzo a basso costo con l’obiettivo di creare un servizio parallelo, destinato esclusivamente al canale internet.

Sarebbe bello che lo sforzo non sia ricompensato dalla solita distrazione. Non possiamo permettercelo.

P.S. naturalmente aspetto la pioggia di critiche a quello che ho scritto :0)


lunedì 29 giugno 2009

MANUEL CASTELLS NELLA MATURITÀ 2009



Immagino che qualcuno potrebbe dire: “Perché non mi lasciate solo? Non voglio far parte della vostra Internet, della vostra civiltà tecnologica, o della vostra società in rete! Voglio solo vivere la mia vita!” Bene, se questa è la vostra posizione, ho delle brutte notizie per voi. Se non vi occuperete delle reti, in ogni caso saranno le reti ad occuparsi di voi. Se avete intenzione di vivere nella società, in questa epoca e in questo posto, dovrete fare i conti con la società in rete. Perché viviamo nella Galassia Internet. M. Castells, Galassia Internet, (2001), traduzione italiana 2007.

Questa considerazione di Manuel Castells, sociologo catalano, introduce uno dei temi della maturità 2009: Social Network, Internet, New Media. Ecco le tracce ministeriali delle prove scritte.

Castells è docente ordinario all’ Universitat Oberta de Catalunya, nonché professore emerito all'Università di Berkley in California. L’argomento introdotto dalle sue parole, seguite dalle non meno interessanti considerazioni di altri quattro autori, hanno determinato la massiccia scelta del tema sulle reti sociali da parte degli studenti italiani.

L’ultima considerazione è tratta da un articolo di A. Bajani su “Banca della Memoria” lo “YouTube dei nonni”, di cui sono una fan e ne parlavo in un post l’estate scorsa.

Gli studenti hanno lasciato decisamente da parte la traccia uno, l’analisi del testo su Italo Svevo, un brano dalla prefazione di “La coscienza di Zeno”, in cui si accenna alla psicoanalisi (nessun interesse per Freud o Lacan, ormai?), mentre mi dispiace un po’ per la scarsa attenzione ai temi di argomento storico, la caduta del Muro di Berlino e la ricorrenza dell’unità d’Italia. Entrambi, come puntualizza Alessandro Barbero su Il Sole 24 Ore, sono da considerare “speculari per far riflettere sulle diverse forme di stato e di governo che può avere una società moderna».

Riflessioni fondamentali per aiutarci a ritrovare la stada verso una democrazia dignitosa.

Tutti gli argomenti proposti quest’anno sono stimolanti, ma nell’estate del 2009 le reti sociali suscitano vivo interesse e battono tutti gli altri temi. Poco importa se le relazioni sociali diventano sempre più numerose, ma anche sempre più labili, se i limiti della privacy o della proprietà intellettuale vengono continuamente forzati.

In questo momento vedo studenti che girovagano sul web, senza fissa dimora, ma pensandoci bene soltanto alcuni. Molti altri entrano in classe già abituati ad interagire in ambienti virtuali, a trovare parte della formazione e molta informazione nelle risorse digitali.

Conviene adeguarsi, dato che, come dice il portale di Studenti.it:

non ha molto senso discutere se siano giusti o sbagliati i social network. Sono semplicemente un'evoluzione dei mezzi di comunicazione.

Aggiornamento post, sabato 4 luglio: Senza tale evoluzione, senza Twitter, Facebook, Youtube, non avremmo mai saputo della morte di Neda, la ragazza iraniana, nonostante gli sforzi per oscurare l'informazione da parte degli intransigenti. Me l'ha ricordato proprio Manuel Castells nel suo articolo di oggi sul quotidiano catalano La Vanguardia.
































lunedì 15 giugno 2009

STRESS DA VERIFICHE




Mamma mia, come stressano i risultati degli esami.

La settimana scorsa sono usciti i risultati dei test finali. Questa volta però, tra gli alunni che festeggiavano contenti il risultato positivo c’era un numero forse più alto che in altri quadrimestri di studenti irritati, delusi, indignati.

Avevano scoperto il fatidico “bocciato” vicino al proprio cognome, un affronto “difficile da digerire”, mi ha detto una tipa, mai vista prima, portavoce di un gruppetto imbronciato.

La tipa non mi lasciava passare, benché io non fossi stata la sua insegnante, ma tant’è, ne avrebbe fatto le spese il primo docente di passaggio. Intanto rincarava la dose: l’italiano, se per caso l’avessi dimenticato, trattasi di una lingua che si studia per “piacere”, ossia “per passar-s’ho bé”, di sicuro non è competitiva come l’inglese, “che se non lo so non mi danno il lavoro!”. Poi il colpo di grazia, da un’intera classe di bocciati: non metteremo più piede in questo centro, non abbiamo i soldi da sprecare, torniamo all’Istituto Francese…

Come se l’ortografia francese fosse facile, ho pensato io, ma l’ho solo pensato, perché in tempi di crisi di iscrizioni, crisi di tutto, non era il caso di polemizzare, dando ulteriori lezioni a un gruppo inferocito che, tra l’altro, non conoscevo affatto.

Inevitabile considerare che qualcosa non ha funzionato in questa classe. Nessun obiettivo è stato acquisito. Si potrebbe chiudere il discorso con un “somari, sforzatevi di più”, se non fosse che un intero elenco di bocciati fa male agli occhi. È doveroso chiarire che la classe in questione, dallo scarso profitto, apparteneva addirittura a un corso avanzato!

Sull’argomento verifiche non esistono risposte precostituite, tuttavia dopo le lamentele ascoltate, la domanda che mi frulla per la testa è in che modo sia possibile perseguire gli obiettivi di apprendimento per l’italiano L2, senza perdere di vista la qualità dello stesso. Arriva il momento che bisogna pur ripassarle ste’ preposizioni, ma gli alunni si giustificano ricordando che la spendibilità sociale dell’italiano non è paragonabile a quella di altre lingue. Tale giustificazione lascia il tempo che trova, dato che un’insegnante d’inglese mi ha riferito dei molti problemi da affrontare ogni giorno anche per l’insegnamento della lingua della ricerca scientifica e del commercio internazionale. Tra cui c’è anche quello di correggere continuamente gli errori “fossilizzati”. Ci riusciranno mai? Per il momento, con l’agilità di sempre hanno raggiunto un compromesso tra l’inglese dei madrelingua, con tutte le sue varianti, e il “global English”, eufemismo ufficiale per “guaranì English” (come viene chiamato scherzosamente dagli anglo-americani-australiani-canadesi l’inglese parlato a livello planetario). Se questo può servire a consolarci.

Tornando al discorso verifiche, si è detto e scritto parecchio sull’argomento valutazione e certificazione dell’italiano a stranieri, abbiamo al rispetto le prove CILS fin dai livelli A1 e A2, veicolati in modo efficiente dal Quadro comune europeo.

Ebbene, la valutazione che già è problematica, si sta complicando ancora di più a causa dei nuovi contesti d’uso derivanti dalle tecnologie.

Infatti, dopo la sgridata della classe bocciata, ecco arrivare una mia alunna dell’intermedio 1 che mi annuncia trionfante di aver appena aperto una pagina su Facebook, allo scopo di non perdere di vista i compagni di classe, di poter condividere contenuti in italiano, nonché continuare a “parlarsi” in italiano, anche se con gli strafalcioni ad uso. La classe mi guardava compiaciuta. Una classe dell’intermedio 1 possiede un livello ancora bassino di competenza, non completa ancora il profilo di apprendente B, o “indipendente”, secondo i parametri del Quadro Europeo. A quanto pare, gli studenti vogliono sentirsi autonomi prima del tempo. Evviva l'interlingua. Ecco, forse un'occasione imperdibile per analizzare l'interlingua!

Nel social network "Italiano per Principianti?" esiste già un gruppo formato esclusivamente da alunni di italiano della Scuola Ufficiale di Lingue di Sagunto (Valencia). L’iniziativa dei miei alunni sembra dunque in linea con lo spirito dei tempi che corrono.

Sul momento ho pensato che forse un esperimento iniziato in ottobre di quest’anno accademico aveva favorito l’iniziativa. O forse mi sto mettendo una medaglia che non merito? Comunque, durante l’anno ho aperto un wiki per i miei studenti, allo scopo di riprendere alcuni aspetti del programma che la mancanza di tempo (e di risorse) non permetteva di approfondire. L’esperienza sta durando tutt’ora ed è presto per parlare di risultati.

Per farla breve, in via sperimentale vorrei favorire una nuova usabilità dell’apprendimento in un contesto formale/ non formale. Il wiki è uno strumento non formale che ho usato come repository e appoggio per le lezioni in classe. In questa modalità d’uso (non è l’unica) il wiki non ha contraddetto l’apprendimento istituzionalizzato che avviene sempre in ambiente formale, dove si insegna un sillabo pianificato. Per quanto inaspettata, l’idea di Facebook fa notare senza dubbio un interesse per l’italiano, ma pone anche il problema della tematica dell’apprendimento informale, libero, non intenzionale. Del “fai da te” nel dopo scuola, insomma.

L’annuncio dell’alunna mi ha colto un po’ di sorpresa, non lo nego (sono una immigrata digitale!). Sospettosa, mi sono chiesta se fosse possibile l’apprendimento delle lingue in un contesto come quello di Facebook, ma soprattutto quali criteri di coerenza fossero possibili tra il sillabo proposto in classe e la conoscenza informale prodotta sul muro del social network. Inoltre, quali sarebbero le ricadute per la valutazione di un apprendimento informale, affinché imparare l’italiano risulti efficace.

Queste considerazioni suggerirebbero che:

1) io cammino sempre con un passo indietro rispetto all’utenza che, comunque, non è affatto “digital native”, infatti l’età di questa mia classe va dai 32 ai 65 anni.

2) Le prove valutative formali vanno bene per un percorso di apprendimento strutturato, questo lo sappiamo, ma visti i risultati, ormai non funzionano neanche tanto bene.

3) Se accettiamo che si possa acquisire la conoscenza anche in un contesto informale, bisognerà affrontare questa dualità di apprendimento. Ciò comporta chiedersi quale strada scegliere per valutare i due tipi di apprendimento, quello linguistico in classe e quello informale. Valutarli insieme o separatamente? Ovvero, la valutazione formale (continuata e finale) si dovrebbe affiancare a quella informale? Per esempio con un e-portfolio?

Per il momento, non ho risposte.

Il mondo cambia, i contesti della conoscenza si sono diversificati, coinvolgendo a mio avviso anche i modelli di analisi di competenza e padronanza delle lingue.

Bene, ho dovuto ridefinire l’intero senso dell’apprendimento, perché il mondo corre così veloce... Le concezioni che avevamo al rispetto, quando la conoscenza si trovava concentrata in un posto fisso, per esempio in una biblioteca, non funzionano più. (J. Cross, Informal Learning, 2004)

No alle tecnologie senza un fine pedagogico, avverte il progetto europeo EPICT, per una definizione delle metodologie didattiche in ambito formale/ informale. L’acronimo EPICT significa European Pedagogical ICT License, di cui il sito EPICT.

Rilassiamoci, dunque, è inutile stressarsi, meglio vivere l’estate e lasciare per l’autunno gli esperimenti sugli alunni informali.


Alcuni riferimenti utili


Un classico: AA.VV. Valutare e certificare l’italiano di stranieri. I livelli iniziali, Guerra, 2003. Prefazione di M. Vedovelli. Occhio alla bibliografia!

Non tutti i docenti hanno smesso di guardare agli errori con preoccupazione, nonostante ce lo consigli Quando gli studenti sbagliano: l'errore, speciale di Officina.it, 2008 (09) di Alma Edizioni.

Per l’apprendimento formale/ informale, non specifico delle lingue straniere:

Cren, E. (2009), Web 2.0 e formazione:folksonomia e apprendimento condiviso, rivista Form@re, 61(2). Accesso gratuito. Occhio alla bibliografia!

Piave, N. (2008), Educare all'apprendimento informale online: la scuola 2.0 fra paradosso e opportunità, da Il giornale dell’e-Learning, anno 2 nº 5.

Battigelli, S, Sugliano, A.M., (2008), Ambienti di comunicazione per l’apprendimento formale/ informale, analisi delle funzioni d’uso dei diversi ambienti di comunicazione nella comunità e nel corso EPICT.

Ho tradotto due frasi da un intervista a

Cross, J. (2004) An informal history of eLearning. dalla rivista On the Horizon [su Internet] 12(3). pp.103-110. È necessario fare l’account e pagare. Intervista segnalata dal blog: E-learning Curve Blog

E inoltre: Cross, J. (2007) Informal Learning: Rediscovering the Natural Pathways that inspires Innovation and Performance. San Francisco: John Wiley & Sons, Inc.





sabato 14 febbraio 2009

UN SOCIAL NETWORK PER L'ITALIANO... IN SPAGNA


Italiano per Principianti? (didattica, tic e altro) è il social network aperto dal professor Gianpiero Pelegi e dagli infaticabili docenti d'Italiano della Escola Oficial d'Idiomes di Sagunto (Valencia).


Parte da un'idea semplice: mettere in contatto alunni, professori e tifosi della lingua italiana, permettendo di condividere tutto quello che può interessare la community di cui facciamo parte, qui in terra iberica.

Il progetto è stato avviato da poco, ma per il momento ha già 104 iscritti. Per farne parte è necessario chiedere l'invito di un altro membro, già residente, dopodiché si accede a un proprio spazio da cui possiamo condividere le cose che scriviamo, fotografie, video, ecc…, conoscere colleghi o apprendenti che risiedono in altre città spagnole. Insomma, uno strumento potente ed economico contro l'isolamento.

Staremo a vedere, ora, se l'ambiente virtuale aiuterà a sviluppare un'effettiva interazione tra le parti in gioco.

A volte alcuni colleghi mi scrivono commenti per e-mail, perché dicono di vergognarsi moltissimo a mandarli al blog o al social network. A mio avviso, questa timidezza improvvisa non deriva da supposte resistenze verso il digitale o per questo tipo di strumenti, perché magari hanno un account su Facebook. La facilità di FB però si basa proprio nel sentirlo come un ambiente assolutamente informale, svincolato dalla professione e, diciamolo pure, dove si può curiosare su aspetti diversi della vita degli altri. Un ambiente come quello di Italiano per Principianti non permette troppe curiosità sui fatti altrui.

Eppure, io sono un'entusiasta dell'apprendimento cooperativo, mi piace approfondire tutto ciò che può migliorare la comunicazione attraverso l'interazione tra i gruppi. Sono convinta che anche la partecipazione virtuale abbia un'utilità in ambito didattico, perché il pensiero di uno può venire monitorato dagli altri membri, con il vantaggio di ricevere tanto i suggerimenti dei colleghi o dei compagni, quanto un loro riscontro critico. Proprio come accade nei gruppi "reali".

Concludo con le parole di Elisabeth Cohen, la situazione di gruppo è ideale per lo sviluppo delle abilità cognitive.