Segnalo di seguito alcuni interventi. Innanzitutto quello di Stefania Spina e di Francesco Scolastra dell’Università per Stranieri di Perugia:
Uso di Moodle nell’apprendimento linguistico: problemi e prospettive,
una valutazione senza dubbio positiva dei progetti in corso, come gli attuali corsi online di lingua italiana per stranieri, o delle attività già proposte dal 2004, tra cui i due docenti ricordano
“il Master di primo livello in Didattica dell’italiano lingua non materna, in modalità blended, giunto nel frattempo alla sua quinta edizione”.
Perché Spina e Scolastra considerano positiva l’esperienza di utilizzo della piattaforma durante questi cinque anni?
Le ragioni si trovano tutte nell’abstract, ma ne ricordo una in particolare che considero un grande valore di Moodle:
l’ approccio “nativamente” collaborativo e costruttivista che ha aiutato a costruire la comunità tra gli alunni, rivelandosi di straordinaria efficacia, in modo particolare per la formazione, in ciascun corso erogato, di comunità di apprendimento internazionali e multiculturali, in cui corsisti di madrelingue diverse hanno condiviso con successo un percorso di apprendimento comune.
Due docenti dell’Università di Genova, Emanuela Cotroneo e Alessandra Giglio, hanno presentato invece un altro Master in Didattica dell’italiano per stranieri :
La formazione a distanza per docenti di lingua italiana per stranieri: strumenti ed attività.
Di queste due docenti conosco un’interessante iniziativa per un corso online a studenti cinesi (la presentazione si trova su SlideShare insieme a quella relativa alla comunicazione del MoodleMoot).
Nel loro intervento ricordano che i master erogati per la formazione dei docenti di Italiano L2 sono ormai 16, di cui 9 in formato blended. Anche nel Master di Genova viene considerato fondamentale l’utilizzo delle tecniche del cooperative learning quale colonna vertebrale di un approccio metodologico corretto per i corsi online (e non solo).
Per non uscire dall’ateneo di Genova, ecco Elisa Bricco docente di francese alla Facoltà di Lingue e letterature staniere che ha presentato le proprie Esperienze di e-learning nell’ambito della didattica delle lingue e culture straniere all’università.
Segnalo un altro abstract che si occupa di cooperative learning, benché non centrato sull’insegnamento delle lingue:
AulaWeb 2.0? Piccoli passi verso l'apprendimento collaborativo, di Marina Ribaudo, Andrea Squarcia
Università di Genova. A che punto è l’uso collaborativo di Moodle? Piano piano si va lontano, sembrano suggerire gli autori della ricerca. L’ambiente e-learning usa Moodle principalmente come repository, per assegnare compiti, facendo un uso massiccio del web 2.0 e tuttavia la maggior parte dei docenti non sembra ancora in grado di ottimizzare gli strumenti collaborativi offerti dalla piattaforma.
Divertente è la presentazione in Power Point dell’insegnante tedesca Sieglinde Jakob-Kühn: Moodle goes Web 2.0, un invito a non complicarci l’esistenza con il codice HTML. Figurarsi, non abbiamo neanche il tempo di leggere gli abstract dei congressi...!
Per tornare all’italiano L2, l’uso di Skype per le attività di peer-tutoring con studenti italiani di lingue è una delle proposte del corso di Antonella Elia e di Maria De Santo dell’Università degli Studi di Napoli, L’Orientale – CILA: Moodle e didattica dell'Italiano L2: un percorso di lingua e cultur@ italiana online.
Le docenti spiegano che La funzione del peer-tutor italiano è stata quella di accompagnare individualmente lo studente straniero nel proprio percorso di apprendimento online.
Anche questo corso viene erogato in formato blended:
Il progetto è frutto dal gemellaggio tra il nostro Ateneo e l’Università della Slesia di Katowice. Ha come obiettivo principale la promozione della lingua e cultura italiana in Polonia, e lo sviluppo di un vivace dibattito interculturale, stimolando in modo autentico e innovativo l’apprendimento, sia individuale sia collaborativo, della nostra lingua.
In conclusione: oggi non soltanto gli studenti, ma anche gli insegnanti che lavoriamo all’estero possiamo formarci online, dato che la rete ha in parte soppresso le difficoltà degli spostamenti. Un dubbio però mi assale, i docenti che hanno presentato i propri progetti al MoodleMoot di Torino dove hanno imparato ad usare Moodle?
Affinché non si creino fratture tra chi può accedere alle TIC e chi invece non ha a disposizione i servizi di supporto alla didattica centrati sul digitale, sarebbe il momento di pensare a come risolvere tale gap e poter facilitare a tutti gli insegnanti interessati anche il sapere in rete, ovvero far sì che si possano muovere anche nelle classi virtuali.